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Ancona della chiesa di Santa Lucia in Giustino
opera di Maffeo e Andrea Olivieri, 1520 - 30 ( Brescia,
1484 - 1544 )
Dipinti vari
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In questa scheda si sono volute menzionare non solo le sculture
allogate attualmente entro l'ancona, bensì anche altre statue o rilievi
la cui provenienza da Giustino è accertata; il nutrito gruppo di statue
di cui si da conto proviene probabilmente in questo caso da due diversi altari.
La grande ancona che si trova oggi al fondo della navata centrale, era originariamente
nel presbiterio quattrocentesco che venne distrutto nel 1866. Nella parte inferiore
due cartelle intagliate a motivi vegetali sono fiancheggiate da due lesene piatte
decorate con il medesimo tipo d'intaglio. Da queste ultime partono quattro splendide
colonne libere decorate con scanalature, cadute di frutta e fiori, motivi vegetali
e concluse da una decorazione a foglie di acanto. Al di sopra la trabeazione
è intagliata a motivi vegetali, cui fa seguito una fila di perle e una
baccellatura. Quattro lesene, intagliate a rosette, con capitelli piatti circondano
le due sculture superiori; la parte centrale, centinata, decorata con fregio
di cherubini e con un arco a lacunari. Al di sopra la modanatura che chiude
la carpenteria è decorata da motivi a foglie d'acanto che si dipartono
dal tondo centrale. Sul fianco destro in alto trova posto inoltre una tavola
dipinta con la figura di un santo martire.
Attualmente il registro principale ospita al centro una nicchia monumentale
che occupa in altezza l'intera ancona, la Madonna con il Bambino sul punto di
venire incoronata da due piccoli angeli e, ai lati, i SS. Antonio e Vigilio.
Al di sopra dei Santi, in due nicchie di dimensioni minori si allogano San Rocco
e San Sebastiano. A coronamento infine trova posto il bassorilievo con il Cristo
morto sostenuto da due angeli e pianto dalla Vergine e da San Giovanni Evangelista.
È probabile che lo spostamento subito dall'altare a causa dei lavori
di ristrutturazione del 1866 abbia comportato dei mutamenti nella sistemazione
delle statue. A parere di Rasmo ( 1982 ) la situazione attuale rifletterebbe
solo in minima parte l'assetto originario dell'ancona: soltanto la Madonna in
trono infatti avrebbe fatto parte della sistemazione originale. Ad esse si sarebbero
quindi accompagnate le SS. Agata e Lucia ( l'identificazione di queste sculture
con le due Sante è tradizionale e non può oggi venire confermata
poiché i due legni, danneggiati in più parti, hanno perso ogni
attributo che consenta di fissarne l'identità ) attualmente al Museo
Diocesano. Del complesso avrebbero fatto parte anche i due bassorilievi con
San Pietro e San Paolo. A parziale sostegno di tale ipotesi andrà anche
ricordato che in vecchie fotografia dell'altare si vedono accanto alla Madonna
nella nicchia centrale le SS. Agata e Lucia ( a quest'ultima anzi, va detto,
è dedicata la chiesa ).Secondo Bruno Passamani è invece più
probabile che i due altari fossero cosi composti: il primo, di cui è
andata perduta la cornice, doveva comprendere i tre gruppi del Cristo morto,
della Vergine e di San Giovanni Evangelista, unitamente ai quattro rilievi con
San Pietro, San Paolo, San Fabiano e Sant'Agostino che forse ne costruivano
le portelle. Il secondo altare, eccezion fatta per il coronamento, doveva invece
presentarsi non molto diverso da quello attuale; meno semplice stabilire a quale
dei due complessi appartenessero le SS. Lucia e Agata. Tale ipotesi ricostruttiva
viene avvalorata dal fatto, che il Cristo in Pietà affiancato dalla Vergine
e San Giovanni ben difficilmente potevano in origine far parte dell'ancona dell'altare
maggiore: l'evidenza visiva stessa suggerisce che la parte finale dell'ancona
mal si adatta a far da supporto al gruppo della Pietà che vi appare nella
sistemazione attuale quasi spaesato. L'altare quale lo si vede oggi nella chiesa
di Giustino e i SS. Pietro e Paolo, le SS. Agata e Lucia sono stati restaurati
fra il 1976 e il 1977: è così stata portata in luce la policromia
originale che nelle " zone degli incarnati risulta perfettamente levigata
all'agata così da ottenere effetti molto preziosi ". le ricerche
tecniche effettuate anno altresì evidenziato " l'impiego del bolo
anche al di fuori dalle parti dorate " ( Passamani, 1978 ) nella parte
superiore con la Pietà, la Vergine e San Giovanni.
L'ancona è stata in un primo momento interamente attribuita ( con l'eccezione
dei quattro bassorilievi con S. Pietro, S. Paolo, S. Fabiano e S. Agostino,
assegnati ad un autore probabilmente tedesco della fine del '500 o addirittura
degli inizi del '600 ) a Stefano Lamberti ( Piscel - Fraschini, 1935 ). Successivamente
il Peroni ( 1963 ) ha ipotizzato che a Stefano potesse spettare la carpenteria
dell'ancona mentre, per primo, ha avvicinato le sculture agli Olivieri . È
quindi il Passamani a restituire l'intero complesso agli Olivieri anche sulla
base di rimandi interni fra le statue e la cornice che assicurano dell'omogeneità
stilistica dell'insieme. Cronologicamente l'attività giustinese degli
Olivieri ( si preferisce infatti, allo stato attuale delle conoscenze sui procedimenti
operativi dei due fratelli, considerare le opere trentine frutto della loro
fatica congiunta, un'ipotesi che, in mancanza di opere documentate del solo
Andrea è però indirettamente confermata dai documenti ) sembra
doversi collocare a metà strada fra il 1515 dell'altare di Tione e il
1538 dell'inizio dell'ancona di Condino.
Immagini e testi tratti da " IMAGO LIGNEA "
TEMI EDITRICE.
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